giovedì 24 maggio 2012

Nobody said it was easy

Come in un film, si esce dal fresco teatro e s'incontra un'aria calda, pesante, avvolgente, estiva. Nell'aria aleggia odore di cibo di un ristorante vicino, sembra pesce. E in questa città così piena di autofumostressingorghigrigio sembra in realtà di essere così vicini al mare, in una sera d'agosto, in una passeggiata sul lungomare. Voci di persone che chiacchierano, ridono, urlano. Musica ad alto volume arriva dal ristorante - o forse da una casa? No, guarda quei ragazzi fermi in auto, arriva da lì. E poi, come in un film, si riconoscono le note finali di una canzone, e ci si rende conto che quella musica viene da un concerto dal vivo. Si sentono le urla della gente accaldata ed appassionata, unita dal ritmo di quelle note comuni. Silenzio. Una pausa, così lunga? Forse è una canzone lenta. E poco alla volta, sì, inizia a riconoscersi un'altra canzone, proprio quella lì che si conosce bene, che significa tanto. E' proprio come in un film. E si aumenta la velocità della camminata, si drizza l'orecchio, si guarda il cielo come se questo aiutasse a sentir meglio. Si riconoscono quasi le parole: "Nobody said it was easy, it's such a shame for us to part, nobody said...". Ti aspetteresti di vederlo comparire lì, davanti ai tuoi occhi, dietro l'angolo, quasi dal nulla, seguendo il ritmo delle note. Questo accadrebbe, in un film. Ci sarebbe un abbraccio e d'improvviso tutti i brutti ricordi, le spine, le cose non dette e quelle che potevano restare nascoste si cancellerebbero magicamente.
La vita però non è un film, non è un libro scritto da un grande autore malinconico né uno spettacolo di cabaret. E per fortuna, aggiungo io. Nella vita i brutti ricordi e le spine si prendono con le mani, si fanno cadere a terra, si riprendono per altre milioni di volte prima di riuscire a spostarle e metterle da parte, e chissà quanto ce ne vorrà per farle sparire. E' per questo che a volte vorremmo essere riportati all'inizio, perché solo così tutto il male che abbiamo provato non esisterebbe più.
La vita non è un film. E quando arriva il momento in cui ci accorgiamo che, dopo tanto faticare, qualcosa si sta spostando...allora non possiamo che essere contenti che non lo sia.
*fedi*

mercoledì 4 aprile 2012

30 Minuti di Musica

Avrete sicuramente presente quella pagina di Facebook, quel gioco, ovvero "30 Days Of Music". L'ho sempre trovato un'idea interessante, ma non avendo mai tempo e voglia di pubblicare una canzone al dì, ho deciso di cambiare un po' le regole, o meglio, l'unità temporale! Ecco quindi a voi la mia mezz'ora di musica, faticosa e pure incompleta, scritta qualche settimana fa ma pubblicata solo ora causa impostazione grafica del post mai messa a posto!

venerdì 30 marzo 2012

Cronache di un Parcheggio

E' paradossale, e fa crescere un fastidio non indifferente, dover scappare e nascondersi dai parcheggiatori abusivi quasi fossimo noi quelli che stanno commettendo qualcosa di losco! Ma prendiamola con un (amaro) sorriso sulle labbra e ridiamoci su, ridiamo al pensiero di questi due giovani che girano un parcheggio intero, snobbando le macchinette vigilate da parcheggiatori (che strepitano al...cellulare?? Ti devi fare la ricarica, coi miei 50 cent?!?), allontanandosi, davanti ad una che non sembrava assediata, "fingendosi" (senza troppo sforzo in realtà) indignati dal prezzo del parcheggio, quando un figuro si avvicina con la scritta "Sono un parcheggiatore abusivo" tatuata sulla fronte...ed infine girano, girano, e la trovano: lei, splendente, bellissima, e soprattutto, ABBANDONATA da oscure presenze. Veloci, pagano; silenziosi, si mettono il foglietto in tasca e, stando ovviamente ben attenti a non percorrere la stessa strada di prima, tornano all'auto senza passare dal via...ehm, senza incrociare i Guardiani, mettono il biglietto sul cruscotto con molta nonchalance, e fuggono per altre magnifiche avventure.
Pagare il parcheggio così è un piacere! Anche se le tariffe aumentano. No?

mercoledì 29 febbraio 2012

Alcune foto del saggio con annesse frasi che non c'entrano assolutamente nulla ma mi piacciono e trovo abbastanza legabili al genere




Rosicchiando al mondo il tempo per ballare








Sopra questa sorte che gioia non dà




Cuore pompa sangue che voglio vivere 
E sputa via la Morte











                                         


 Dietro di me...

mercoledì 1 febbraio 2012

Pensieri che frullano da mesi, e finalmente eccoli sul web (ma soprattutto, nella mia testa)

Non ricorrerò ad eruditi artifici letterari o a particolari costruzioni grammaticali per creare suspense e tenere sulle spine chi legge fino all'ultima, stupefacente, illuminante riga, ma vi svelerò subito il mio pensiero, che incuriosirà da sé e porterà (spero!) a voler leggere il resto: il segreto nella vita è divertirsi.
No, non intendo l'allegria forzata dell'essere sempre pronti a far festa o a vedere mille persone o ad animare le serate. Il divertimento non è una questione di COSA si fa, ma di COME. Il segreto nella vita è divertirsi ed il segreto nel divertirsi è l'atteggiamento.
Dunque pensateci: vi assegnano un lavoro noioso, che non vi piace, che rischia anche di stressarvi. Non viene forse influenzata un po' tutta la vostra vita da questo? Ok, a volte la noia e lo stress prendono il sopravvento e ci sembrano più forti di noi: ma possiamo sempre affrontare certe cose con un atteggiamento differente. Possiamo lamentarci del lavoro noioso, oppure riderci su, piuttosto prenderlo un po' in giro, e lamentarci sì, ma in maniera gioviale e non stressata/depressa.
Continuiamo a pensare che questa o quell'altra cosa ci possano rovinare la giornata, la settimana, l'anno, la vita; continuiamo a pensare che il tempo comanda le nostre piccole esistenze e che, se un giorno diventeremo pallide e banali imitazioni di chiunque altro, accadrà perché "è così che succede", perché "è normale che il tempo faccia cambiare", perché "tutti dopo un po' diventano così". Ma chi l'ha detto?
Continuiamo a pensare che le cose, i fatti, i lavori, il clima, il tempo, siano degli elementi fatali e potenti che controllano i fili del nostro modo di essere e comportarci. E ci dimentichiamo, che tristezza, ci dimentichiamo completamente che niente di tutto questo è un essere vivente, niente di tutto questo agisce o respira o pensa. Non è il tempo che ci cambia, non è il tempo che decide come diventeremo noi fra dieci o vent'anni: siamo noi, piuttosto, che assumiamo un ruolo passivo nella nostra vita e ci ritroviamo, grandi, adulti, un po' tristi, a dire agli altri "Eh no, le cose non vanno molto bene, ma cosa ci posso fare? Il tempo passa e le cose cambiano".
SIAMO NOI A FAR CAMBIARE LE COSE.
E dunque io voglio vivere con un atteggiamento attivo. Non lascerò che si crei un qualcosa chiamato banalità: perché la banalità non esiste, siamo noi che la creiamo, restando passivi e rassegnandoci all'idea che "la vita va così". Non sappiamo se c'è un destino e non possiamo saperlo, e finché sarà così allora niente "va". E' l'uomo che "fa". Ed io voglio fare, e voglio divertirmi, voglio trovare da ridere anche nelle piccole cose, voglio affrontare le commissioni noiose in modo positivo e dare un po' di musica ad ogni momento, ad ogni periodo, ad ogni gesto, ad ogni luogo, ad ogni sogno, ad ogni azione, a tutto.
*fedi*

sabato 31 dicembre 2011

Il Post di fine anno

Stavo riguardando un po' il vecchio blog, per evitare di ripetere il titolo del "classico" post del 31 dicembre...ed ho realizzato che non è poi una tradizione così precisa: l'anno scorso l'ho scritto il primo gennaio, tre anni fa non l'ho proprio considerato,... Beh, in fondo io non sono super iper mega tradizionalista...
Ok, sto divagando: le introduzioni non fanno proprio al caso mio, così come le descrizioni. Ed allo stesso modo i propositi per l'anno venturo: l'unico che voglio fare -giusto per fingermi un po' tradizionale- è quello di scrivere più spesso sul blog...un articolo virtuale, un proposito virtuale! Mi sembra un'ottima corrispondenza.
L'altro aspetto "tradizionale" del Capodanno (e specialmente dei blog, a quanto pare) che non riesco a farmi piacere sono i bilanci. Cosa devo bilanciare, scusa?! Non sono mica al supermercato a comprare la frutta! "Ecco, quest'anno è stato mezzo bellissimissimo e mezzo schifido...premiamo il tasto 'Follia' ed appiccichiamo questa bell'etichetta sul sacchettino".
E' giusto anche ricordare, però, e soprattutto ricordarsi. Al che mi cimenterò in uno dei miei soliti deliri di rimembranza, senza star lì ad annoiarvi con "sono andata lì ho fatto questo e detto quello", ma assicurandomi di imprimere da qualche parte parole che mi aiuteranno a ricordarmi di alcuni aspetti di questo 2011.

Il 2011 è stato l'anno delle partenze. E' stato l'anno di Monaco, dove ho affrontato da sola nevepulmanmaipresibuioinperiferiagentestranieraragnifreddocamerapiccolachiavedellucchettodellozainopersaproblemidisalutecompleannoschifivari...e ce l'ho fatta, a prescindere dalle cicatrici e dai brutti ricordi, vincendone sicurezza in ceri aspetti di me ed anche bei momenti. E' stato l'anno del freddo, un freddo che si protrae per troppo; è stato un altro anno in cui ho avuto molti raffreddori, e pure la febbre. E' stato l'anno del primo mini debutto al Tangram. E' stato l'anno dello Shakespeare Drama Club, della scoperta del solaio di Palazzo Gorresio, del guardarmi intorno per ricordarmi volti e nomi. E' stato l'anno delle parole, dei discorsi, delle confessioni a cuore aperto, delle attese, del non saper più cosa fare o dire. E poi il 2011 è stato anche l'anno in cui ho rivisto la scuola della mia infanzia e la mia maestra, ho sentito allo stesso tempo amore ed odio per quelle piccole pesti, pensando "non vedo l'ora di andar via" e poi sentendomi bene lì con loro. E' stato l'anno delle prove di teatro, dello spremersi fino in fondo per rappresentare un passo di Zena o per lasciarsi andare con Elvira, e del ritrovarsi fuori dall'orario prestabilito con lo SDC per ultimare le prove. Ah, è stato l'anno dei pic nic, quelli fatti e quelli solo pensati. E' stato l'anno dei tentativi di organizzare le vacanze, ed il ritorno di circa un mese di mare! Ho rivisto la Sardegna dopo 3 anni ed era come se l'avessi vista 3 mesi prima, nonostante molte cose da allora siano cambiate radicalmente. Prima di questo, però, il 2011 è stato anche l'anno del concerto dei System (!), e poi purtroppo dell'h...lasciamo stare -.- è stato anche l'anno di Harry Potter, dei film visti su Sky, e di telefilm brevi completati nell'arco di poche settimane. E' stato l'anno della laurea di Gome, è stato l'anno di Gardaland, è stato l'anno dei dubbi e delle paure in mano ad un qualcos'altro. E' stato l'anno dell'hennè, di Olenguuu, dei forum, del cambio di blog...l'anno in cui, anche se per poco, ho badato a Francesca. E' stato l'anno del numero di teatranti che si riduce e poi si moltiplica, e quello di inizio della commedia dell'arte. E' stato l'anno di corsi all'università, di esami, di appunti, di delusioni e prospettive, di compagnia. E' stato l'anno delle poche foto fatte in certe occasioni, ma anche della macchina fotografica nuova, di cui devo ancora imparare molto. E' stato l'anno del primo Natale insieme. E nell'attesa del ricevere la Batosta o il Miracolo, un giorno, nel camerino di un negozio, il secondo mi ha sorpresa, e non so descrivere la bellezza di quel pianto. Il 2011 ho aspettato, sperato, temuto, ho visto le mie speranze ed i miei sogni perdere peso e poi forma, li ho evitati e censurati dalla mia mente per paura della Batosta. E' stato l'anno delle false speranze e dell'ansia dell'attesa. E' stato l'anno dove la mia insofferenza verso i treni è diventata fastidiosamente stabile. E' stato un anno di pensieri forti, profondi, a volte cinici e sentenziosi, che 9 volte su 10 ho tenuto per me, non avendo neanche il tempo di farli sbocciare su post salvati come bozze o su fogli di carta nascosti sulla scrivania.
Devo essere sincera: avevo scommesso molto sul 2011, forse troppo. Mi aspettavo cose che non sono successe, o non come le avevo immaginate. Per questo dovrei forse considerare il 2011 un brutto anno? Non credo proprio. Grazie a tutto ciò, ora ho imparato ad abbassare un po' le aspettative, o almeno accorciarle temporalmente. Non è necessario che mi dilunghi a spiegare l'approccio o quello che ho capito...ma voglio concludere senza guardare a quello che mi aspetta o meno dal prossimo anno, senza pensare a cosa vorrei o a cosa cerco da esso. Al momento forse non mi importa neanche di come sarà il 2012, il 2013 o il tremilacinquecentonovantotto...e non dovranno essere per forza belli o brutti, strani o noiosi, così o colà.
Con questo, abbandono definitivamente ogni tipo di bilancio, e vi auguro un buon Capodanno! In qualsiasi modo lo passiate, qualsiasi delusione o felicità possa nascere stasera o nelle prossime 365, ricordate: la vita non è nelle mani dell'anno che vivete, ma nelle vostre.
Salvo un pizzico di buona o cattiva sorte.

*fedi.ready.to.go*

sabato 5 novembre 2011

E via con un bel post inutile, dai!

Finalmente ora SO.
Se mi chiedono il colore degli occhi.
Ora finalmente so cosa rispondere.

Rassegnata al fatto di non poter dire di avere gli occhi neri (sigh), e non avendoli nocciola, resta il classico "marroni". Ma quanta poca poesia! Neri, nocciola, verde acqua, azzurro cielo...marroni. Non mi piace proprio! E poi il marrone ha diverse tonalità, potrebbe essere un marrone rossiccio o un marroncino o un marrone molto scuro. Non ci siamo, no no. Color caffè? Mmh, ma i chicchi di caffè sono quasi neri, e non essendo una bevitrice di tale bevanda, la sento come una definizione un po' estranea.
Ma ora non avrò più questo problema (eh sì, sono proprio questi i drammi della vita).
D'ora in poi...
...quando dovrò dire il colore dei miei occhi...
...sorriderò...
...e risponderò...